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Interoperabilità, digitalizzazione e ottimizzazione: sono gli obiettivi della fattura elettronica europea. Un’innovazione che si pone nel più ampio contesto di semplificazione degli scambi documentali tra Stati membri e che ha il compito di standardizzarne la gestione negli appalti pubblici. Per l’Italia poi, rappresenta un ulteriore passo in avanti nella rivoluzione iniziata nel 2015 con la Fattura PA e proseguita a gennaio 2019 con la fattura elettronica B2B. Vediamo quindi che cos’è la fattura elettronica europea, a cosa serve e quale sarà il suo ruolo nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale.

 

Fattura elettronica europea, che cos’è

La fattura elettronica europea è un documento fiscale telematico da utilizzare nell’ambito degli appalti pubblici, per lo scambio tra soggetti Privati e Pubbliche Amministrazioni. Le Pubbliche Amministrazioni centrali hanno l’obbligo di accettare questa tipologia di fatture già dall’aprile 2019, ma da aprile 2020 l’obbligo verrà esteso anche a tutte le Amministrazioni Pubbliche europee.

La fattura elettronica europea è stata introdotta con la direttiva UE numero 55 del 2014, in Italia l’attuazione è avvenuta con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo numero 148 del 2018, in vigore dal febbraio 2019. Direttiva e decreto spiegano che le Pubbliche Amministrazioni, così come gli enti aggiudicatari, nell’ambito di contratti per appalti pubblici, sono tenute a ricevere la fattura elettronica europea. Per i soggetti privati non è previsto alcun obbligo, ma l’introduzione di questa tecnologia e il suo utilizzo portano consistenti vantaggi anche alle aziende.

Infatti, come spiega la direttiva europea, l’obiettivo di questa innovazione è la riduzione degli ostacoli per favorire le attività commerciali transfrontaliere, rallentate da eccessiva burocrazia a causa delle diverse norme nazionali e dell’assenza di interoperabilità tra i sistemi di gestione documentale.

Attraverso l’alto grado di automatizzazione data dalla fatturazione elettronica e tramite l’individuazione di uno standard, nelle previsioni del legislatore si può ovviare a questi problemi. Lo scopo, viene esplicitato, è proprio uniformare la metodologia con cui si trattano le informazioni, non più solo a livello nazionale, ma internazionale.

Il fine ultimo ovviamente, al di là della semplificazione operativa che porta giovamento nella quotidianità delle aziende, è rendere più competitive le imprese sul piano europeo e favorire il business tra Stati diversi. Senza l’oppressione di una burocrazia difficile e il timore di sbagliare, industrie e PMI saranno maggiormente motivate nel partecipare a gare internazionali. Per questo la fattura elettronica europea si pone nell’ottica strategica del mercato unico digitale europeo.

 

La standardizzazione in concreto: i formati e Peppol

Per concretizzare i principi che hanno portato all’introduzione della fattura elettronica europea, è stato individuato lo standard EN 16931. La norma definisce i modelli semantici e gli elementi che caratterizzano la fattura elettronica europea. In Italia le regole sono state recepite e applicate nell’ambito del progetto nazionale eIGOR – eInvoicing GO Regionale, un’iniziativa supportata dai fondi della Commissione Europea.

Come spiegato sul proprio sito istituzionale da AgID, che funge da coordinatore generale per il progetto in Italia, , lo standard EN 16931 individua due formati: XML UBL (precisamente la versione UBL 2.1) e UN/Cefact CII.

Il canale di trasmissione è Peppol, l’infrastruttura di rete individuata dall’Unione Europea come progetto pilota verso uno standard condiviso per lo scambio documentale. Peppol, la cui governance è affidata all’associazione OpenPEPPOL, funziona tramite access point certificati.

Su disposizione della direttiva europea, che puntava a non modificare sostanzialmente i sistemi già esistenti a livello nazionale per lo smistamento delle fatture elettroniche, si potrà usare PEPPOL come canale di comunicazione con lo SDI. Lo SDI, cioè il Sistema di Interscambio, è attualmente il “postino” delle fatture elettroniche, cioè lo strumento che in Italia riceve, controlla e smista (rigettandole o consegnandole) le fatture. Ci si servirà del Sistema di Interscambio anche utilizzando la fattura elettronica europea, quindi, ma il canale di comunicazione dal proprio sistema gestionale allo SDI dovrà per forza essere Peppol e non uno degli altri individuati in precedenza e utilizzabili per la fatturazione elettronica B2B (come la PEC o i web service), in quanto è l’unico canale in grado di gestire i due formati individuati dalla norma EN 16931.

 

Peppol non è una novità in fondo

La sua applicazione è già nota in Italia in due contesti. Attualmente Peppol viene utilizzato nel sistema di gestione degli ordini elettronici attivo in Emilia Romagna per le aziende sanitarie regionali e, da febbraio 2020, sarà uno dei canali da utilizzare per il Nodo Smistamento Ordini (NSO), lo strumento che diventerà obbligatorio per lo scambio dei documenti d’ordine tra fornitori e pubbliche amministrazioni sanitarie.

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Tags: Fattura elettronica, PA digitale